
A quella finestra aveva tascorso un’infinità di ore noiosamente eccitanti a spiare le attività di tutte le giovani donne i cui cubicoli si trovavano anche lontanamente nel suo campo visivo. Tutte, tranne la nuova ragazza dai capelli neri, legati a coda di cavallo, che abitava proprio il cubicolo di fronte al suo, e che di tanto in tanto aveva sentito esercitarsi al tip-tap. La sua finestra era un po’ troppo vicina, e poi, malgrado fosse piuttosto bella, si sentiva vagamente intimorito da lei. C’era qualcosa di inquietante in quella ragazza, di ferino, e in ogni caso i suoi vetri erano sempre oscurati con cura. Anche in quel momento infatti la finestra era buia, anche se leggermente aperta.
Ma tutte le altre ragazze erano state oggetto del suo instancabile quanto sterile interesse. A cominciare da quella carina, biondo-verde che abitava in basso a sinistra, la signorina Phoebe Filmer (era perfino riuscito, con insolita determinazione, a scoprire il suo nome): aveva dedicato una buona parte del suo tempo libero a quella eccitante civetta. E infatti eccola lì, proprio in quel momento, che si aggirava con addosso una vestaglietta molto corta, ispezionando vari capi di biancheria intima. Era una situazione estremamente promettente, che normalmente avrebbe inchiodato il povero Phil per una ventina di minuti o anche più. Ma ora scoprì di poter distogliere lo sguardo senza timore di perdere qualcosa. Buon Dio, se voleva vedere di più, in tutti i sensi, della signorina Phoebe Filmer, non doveva far altro che cercare di conoscerla.
— Prrrt! — Una palla morbida e pelosa si posò sulla sua mano e guardando in basso vide il musetto verde di Lucky incorniciato fra il suo pollice e l’indice.
— Cosa c’è, micio?
Lucky piegò la testa in modo da sfregare la fronte e l’orecchio contro la sua mano e posò le zampe anteriori sul bordo della finestra. Subito Phil circondò con il braccio il petto del gatto. Non voleva che Lucky raggiungesse il davanzale esterno. Anzi, si rese conto, improvvisamente, che non voleva che Lucky lo lasciasse; ma qualcosa gli diceva che non sarebbe stato in grado di fermarlo, se il gatto avesse veramente voluto andarsene.
