Nel bagno, regolò i rubinetti in modo da avere un getto alternativamente tiepido e molto caldo. Ma, senza ragione, la doccia si mise a somministrargli scrosci di acqua gelida e bollente. Balzò da sotto il getto con un urlo. Tuttavia l’incidente non cambiò affatto il suo buon umore. Mentre si asciugava da solo (non gli piaceva il getto d’aria calda, e i robot asciugatori lo mettevano a disagio) cantò:


Com’è bello volare a zero-G!

Balla con me nell’aria, a zero-G.

Il soffitto non c’è più, il pavimento non c’è più:

stringimi, amami, tesoro, a testa in giù!


Quando uscì dal bagno si sentiva come un imperatore. Era deciso a ispezionare quel mondo che era suo, quel mondo che era di chiunque avesse il coraggio di chiederlo. Mentre si infilava maglia, calzoni, scarpe e giacca, spiegò al gatto, ormai sazio, i suoi nuovi sentimenti.

— Vedi, amico, la situazione è questa: sono sempre stato per tre quarti morto. Ma ora è finita. Sono stufo di sentirmi spaventato, messo da parte, annoiato. Basta con questi stupidi lavori di riempire schede, controllare quadranti o tagliare nastri, con la paura che inventino da un momento all’altro un nuovo robot. Adesso esco e mi guardo un po’ attorno, parlo con la gente, cerco di rendermi conto di come vanno le cose. Avrò delle avventure, mi sentirò finalmente vivo! Non c’è male come programma, vero? E sai chi è il responsabile di tutto questo, amico? Tu.

Lucky sembrò diventare quasi fluorescente per la soddisfazione e arruffò la sua verde pelliccia.

Phil si chiese che ore fossero. Il suo orologio da polso si era fermato il giorno prima, quella baracca, dopo solo cinque mesi che aveva cambiato le batterie. Sporse la testa dalla finestra e i suoi occhi corsero verso l’alto, lungo la facciata vertiginosa del palazzo, fin dove gli oblò non erano che piccoli puntini e appariva una stretta striscia di cielo blu. Soltanto l’ultima finestra sul lato est era illuminata di giallo dalla vera luce solare, mentre il falso sole, lo specchio di sodio che orbitava attorno alla Terra per rischiarare di notte la città, gettava la sua luce dieci piani più in basso.



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