
La notte era calda, ma io tremavo come sotto le stelle d’inverno. — Allora — sussurrai — possono esservi uomini su… Siett, Balant, Vieng… e financo su Tambur?
— Chi può saperlo? Avremo bisogno di molte generazioni per venirne a conoscenza, e che generazioni saranno! Ringrazia il Signore, Zhean, che tu sia nato all’alba dell’Era che viene.
Froad tornò a prender misure: noioso mestiere, pensavano gli altri ufficiali, ma ora avevo imparato abbastanza dell’arte matematica per comprendere che da quelle interminabili tabulazioni si poteva giungere alla esatta dimensione del nostro mondo e di Tambur, del sole, delle lune e delle stelle, e si poteva conoscere il cammino che essi prendevano attraverso lo spazio, e la direzione del Paradiso. Così i semplici marinai, che borbottavano e facevano scongiuri quando passavano accanto ai nostri strumenti, erano più vicini al vero dei gentiluomini di Rovic, dappoiché Froad esercitava su di essi un grande e suggestivo potere.
Passò del tempo, e quindi cominciammo a scorgere erbe galleggianti sull’acque e uccelli e torreggianti ammassi di nubi, tutti segni dell’approssimarsi della terraferma. Tre giorni più tardi rilevammo un’isola coperta di lussureggiante verzura. La risacca ancor più violenta che nei nostri mari, flagellava le alte scogliere, esplodeva in un turbinar di schiume e ripiombava ruggendo. Costeggiammo con prudenza il littorale, con tutti i gabbieri in coffa a segnalare un approdo, e i cannonieri al pezzo, pronti a far fuoco. Difatti non solo vi erano correnti sconosciute e scogli sommersi, pericoli a noi familiari, ma in passato avevamo avuto scaramucce con dei cannibali nelle loro canoe. Temevamo anche sommamente le eclissi. Lor signori possono facilmente rendersi conto che in quell’emisfero il sole ogni giorno deve passare dietro Tambur, e a quella longitudine l’eclissi avviene circa a metà del pomeriggio, e perdura quasi dieci minuti primi.
