
Miles sollevò la mano della moglie e le sfiorò le nocche con le labbra. — Non stai facendo alcun genere di torto a me, questo te lo garantisco.
La madre di Miles era sempre stata, e per buone ragioni, fanaticamente in favore dell’uso del replicatore. Ormai, passati i trent’anni, Miles si era rassegnato ai danni che aveva subito nel ventre materno per l’attacco con la soltossina. Solo un trasferimento d’emergenza in un replicatore gli aveva salvato la vita. La tossina teratogenica, originariamente prodotta per uso bellico, aveva ostacolato la sua crescita e gli aveva lasciato ossa fragilissime, e solo dopo essere stato costretto a una serie di strazianti operazioni, che si erano protratte per tutta l’infanzia, aveva ottenuto la piena funzionalità del corpo anche se non, ahimé, la giusta altezza. La maggior parte delle sue ossa erano state sostituite, pezzo per pezzo, con delle protesi sintetiche. Il resto del danno, doveva ammetterlo, era stato opera sua. Che fosse ancora vivo era un miracolo, ma meno di quanto gli pareva miracoloso essere riuscito a conquistare il cuore di Ekaterin. Però i loro figli non avrebbero subito alcun trauma.
Aggiunse: — Se adesso ti senti in colpa perché ti sembra che le cose siano troppo facili e comode, be’, aspetta che siano usciti da quei replicatori.
Ekaterin sorrise. — È vero.
— Be’. — Miles sospirò. — Con questo viaggio volevo farti vedere le meraviglie della galassia, la parte più elegante e raffinata, e invece, a quanto pare, stiamo andando in quello che viene considerato il punto più puzzolente del Settore V, per incontrare un gruppetto di mercanti litigiosi e frenetici, di burocrati irosi e di militaristi paranoici. La vita è piena di sorprese. Sì, tu devi venire con me, amore. Per salvaguardare la mia sanità mentale.
Ekaterin strinse gli occhi, divertita. — E come potrei resistere a tanto invito? Naturalmente verrò. — Poi si fece più seria. — Sarebbe una violazione della sicurezza se mandassi un messaggio a Nikki per avvertirlo che ritarderemo?
