
Comincio a capire dove si sta andando a finire. — Questo è il suo primo viaggio galattico, per caso?
— Sì, Milord.
Vorpatril aggiunse, forse per pietà: — Io e il mio personale siamo interamente a sua disposizione, Milord Ispettore, e abbiamo pronti tutti i rapporti, come lei ha richiesto. La prego di seguirmi nella sala riunioni.
— Sì, la ringrazio, ammiraglio.
Dopo un certo numero di goffi movimenti e di teste chinate per passare attraverso i portelli, il gruppo giunse in quella che appariva la tipica sala per le riunioni militari: tavolini dotati di olovideo e sedie fissati al pavimento, e sul pavimento tessuto antiscivolo che conservava il vago odore di muffa di una stanza buia, chiusa, che non aveva mai visto il sole né fosse stata arieggiata. Era un posto che sapeva di militare. Miles represse l’impulso nostalgico di inalare in profondità l’odore dei vecchi tempi.
A un cenno della sua mano, Roic si pose di guardia con fare impassibile appena al di qua della porta. Gli altri aspettarono che si sedesse e si disposero attorno al tavolo, Vorpatril alla sua sinistra, Deslaurier il più lontano possibile.
Vorpatril, dimostrando una solida conoscenza dell’etichetta e un certo istinto di autoconservazione, iniziò: — Dunque, come posso servirla, Milord?
Miles unì le punte delle dita. — Come Ispettore, il mio primo compito è ascoltare. Se non le dispiace, ammiraglio Vorpatril, mi descriva lo svolgersi degli eventi dal suo punto di vista. Come siete arrivati a quest’impasse?
— Ha detto dal mio punto di vista? — Vorpatril fece una smorfia. — Ecco, all’inizio sembrava una delle solite concatenazioni di incidenti. Saremmo dovuti rimanere attraccati alla Stazione Graf per cinque giorni, per i trasferimenti di passeggeri e delle merci che avevano contrattato. Poiché al momento non c’era ragione di supporre che i quad fossero ostili, ho concesso numerose licenze di sbarco sulla Stazione, come da procedura standard.
