Meno apertamente, doveva tenere le orecchie aperte per cogliere possibili segni di disaffezione fra i sudditi komarrani dell’Imperatore. Era inoltre suo obbligo aiutare la nave in caso di emergenze, coordinando l’eventuale evacuazione. In pratica eseguiva un lavoro che poteva passare da un momento all’altro dalla noia più mortale all’emergenza più letale.

Il capitano Brun confermò: — Sì, Milord.

Miles si voltò verso di lui. — Era uno dei suoi, vero? Come descriverebbe il tenente Solian?

— Ricopriva il suo incarico da poco — rispose Brun, e, poi esitò. — Non lo conoscevo personalmente, ma sapevo che in passato aveva sempre ottenuto voti altissimi nelle sue note caratteristiche.

Miles si rivolse al cargomastro Molino. — Lei lo conosceva, signore?

— Ci siamo incontrati in qualche occasione — rispose Molino. — Io sono rimasto quasi sempre a bordo della Rudra, ma mi aveva dato l’impressione di essere un giovane simpatico e competente. Sembrava andare molto d’accordo con l’equipaggio e con i passeggeri. Insomma, un esempio vivente dei vantaggi dell’assimilazione.

— Prego?

Vorpatril si schiarì la gola. — Solian era komarrano, Milord.

— Ah! — I rapporti che aveva esaminato non menzionavano quell’aspetto. Era da poco che ai komarrani era stato permesso di accedere al Servizio Imperiale barrayarano, e la prima generazione di ufficiali komarrani era crème de la crème, e si davano da fare con passione per provare la propria competenza e lealtà. I cocchi dell’Imperatore, li aveva sentiti descrivere Miles da un collega ufficiale barrayarano con un certo velato malumore. Che questo esperimento di integrazione avesse successo era per Gregor una priorità molto alta. Di certo lo sapeva anche l’ammiraglio Vorpatril. Miles prese mentalmente nota di approfondire la conoscenza di quel misterioso Solian nella sua lista di priorità urgenti.



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