Dai calcoli fatti risultava che la parete opposta era lontana decine di chilometri, ed ora i suoi occhi glielo confermavano. Mentre galleggiava avanzando lentamente nel buio, avvertì improvvisamente l'impulso di rassicurarsi, controllando la corda di sicurezza. Una sensazione simile non l'aveva provata neppure al primo sbarco. Ed era ridicola. Aveva guardato nell'immensità dello spazio, dove le distanze si misurano in anni-luce e megaparsec, senza provare il minimo senso di vertigine, perché ora doveva sentirsi così turbato da pochi chilometri cubi di vuoto?

Stava ancora riflettendo quando un lieve sussulto lo riportò alla realtà: era arrivato al termine della corda di sicurezza. Fece scorrere il raggio della lampadina spostandolo per esaminare la superficie da cui era emerso.

Gli pareva di essere sospeso sopra il centro di un piccolo cratere che costituiva a sua volta un'infossatura alla base di un altro più grande. A destra e a sinistra si elevava un complesso di terrazze e di rampe di una precisione geometrica perfetta che ne confermava l'origine artificiale, che si estendevano fin dove arrivava la luce della lampada. A un centinaio di metri di distanza poteva vedere lo sbocco degli altri due sistemi di compartimenti stagni, identici al primo.

Questo era tutto. Non c'era niente di esotico né di particolarmente strano nella scena. Anzi, ricordava molto una miniera abbandonata. Norton si sentiva vagamente deluso, dopo tanta fatica si sarebbe aspettato una rivelazione drammatica, trascendentale. Poi si ricordò che non riusciva a vedere oltre i duecento metri e si consolò pensando che nelle tenebre che lo circondavano potevano celarsi meraviglie mai viste.

Riferì in poche parole ai compagni in attesa e aggiunse: — Lancio un razzo a scoppio ritardato. Si accenderà fra due minuti… Lanciato!

Scagliò con tutte le sue forze il cilindretto verso l'alto e cominciò a contare i secondi mentre il razzo rimpiccioliva nel cono di luce della lampada. Lo perdette di vista prima di venti secondi. Quando fu arrivato a cento, chiuse gli occhi e puntò la telecamera. Sbagliò di poco: era arrivato a 118 quando esplose la luce. Questa volta Norton non ebbe proprio motivo di restare deluso.



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