Il paesaggio cavo in cui era rinchiuso era cosparso di chiazze di luce ed ombra che avrebbero potuto essere foreste, campi, laghi gelati o anche città. La distanza e la luce del razzo che svaniva rendevano impossibile l'identificazione. Linee sottili, che avrebbero potuto essere strade, canali, o fiumi ben regolati formavano un reticolato geometrico appena percettibile. E in lontananza, ai limiti della visibilità, c'era un arco più scuro. Quest'arco di tenebra formava un cerchio completo che circondava il centro di questo mondo, e Norton ricordò a un tratto il mito di Oceano, il mare che secondo le antiche credenze circondava la Terrà.

Qui, forse, c'era un mare ancora più strano, non circolare, ma cilindrico.

Dopo un ultimo bagliore, il razzo si spense. Il momento della rivelazione era finito. Ma Norton sapeva che quelle immagini gli sarebbero rimaste impresse nel cervello per tutta la vita. Qualsiasi scoperta dovesse riservargli il futuro, non sarebbe mai riuscita a cancellare quell'impressione. E la storia non lo avrebbe mai privato del privilegio di essere stato il primo uomo nella storia dell'umanità a posare lo sguardo sui prodotti di una civiltà extraterrestre.

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— Abbiamo lanciato cinque razzi a scoppio molto ritardato lungo l'asse del cilindro, per cui ci è stato possibile scattare fotografie in tutta la sua lunghezza. Abbiamo tracciato alcune mappe delle caratteristiche principali. Sebbene sia stato possibile identificarne solo poche, le abbiamo dotate di nomi provvisori.

«La cavità interna è lunga cinquanta chilometri per un diametro di sedici. Le due estremità sono concave e dotate di complesse opere geometriche. Abbiamo chiamato Emisfero Settentrionale quello in cui ci troviamo e stiamo installando la prima base qui sull'asse.

«A 120 gradi di distanza una dall'altra, partono dal mozzo centrale tre scale a pioli lunghe almeno un chilometro. Terminano tutte in una terrazza, o sporgenza anulare che corre tutt'intorno alla parte concava. Di qui, proseguendo nella stessa direzione delle scale a pioli, partono tre enormi gradinate che scendono verso la pianura. Se pensate a un ombrello con tre sole stecche poste a uguale distanza, vi potrete fare un'idea di questa estremità di Rama.



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