
«Ma ci sono anche alcune città, o paesi. Almeno sei, che potrebbero contenere circa cinquantamila persone ciascuna. Le abbiamo chiamate Roma, Pechino, Parigi, Mosca, Londra e Tokyo. Sono collegate da strade e, così sembra, da sistemi di rotaie.
«In questa carcassa gelata di mondo c'è materiale per secoli di ricerche. Abbiamo parecchie migliaia di chilometri quadrati da esplorare, e solo pochi giorni a disposizione. Non so nemmeno se riusciremo a svelare i due misteri che mi tormentano dal primo momento che sono entrato qui dentro: chi l'ha costruito, e che cosa è successo?»
La registrazione terminava qui. Sulla Terra e sulla Luna, i membri del Comitato Rama si rilassarono prima di accingersi a esaminare le mappe e le fotografie sparpagliate sui tavoli. Le stavano studiando da diverse ore, ma la voce del Comandante Norton aveva aggiunto una dimensione che nessuna immagine può dare. Lui era stato là, aveva visto coi suoi occhi quello straordinario mondo interno nei brevi momenti in cui la sua notte secolare era stata illuminata dai razzi. Ed era lui che avrebbe guidato le squadre che lo avrebbero esplorato.
— Dottor Perera, credo che dobbiate fare qualche commento.
L'ambasciatore Bose si chiese per un momento se non avrebbe dovuto invece dare la parola al professor Davidson, che era il più anziano e l'unico astronomo presente. Ma il vecchio cosmologo non si era apparentemente ancora riavuto dallo shock e non si trovava nel suo momento migliore. In tutto il corso della sua carriera aveva considerato l'universo come un'arena per la lotta delle titaniche e impersonali forze di gravitazione, del magnetismo, delle radiazioni; non aveva mai creduto che la vita potesse recitare una parte di primo piano nello schema delle cose, e ne considerava l'apparizione sulla Terra, su Marte e su Giove come un'aberrazione accidentale.
