Adesso invece esisteva la prova che la vita non solo si era sviluppata anche all'esterno del sistema solare, ma aveva raggiunto vette che l'uomo non si era nemmeno sognato di scalare, né poteva sperare di raggiungere ancora per molti secoli. Inoltre, la scoperta di Rama smentiva un altro dogma che Davidson aveva sostenuto per decenni. Messo alle strette, ammetteva a malincuore che forse esisteva la vita anche in altri sistemi stellari, ma aveva sempre sostenuto che era assurdo pensare che potesse valicare gli abissi interstellari.

Forse i ramani non erano riusciti nel loro intento, se era esatta l'ipotesi di Norton secondo cui Rama era una tomba. Ma almeno avevano tentato l'impresa, e su una scala che stava a indicare come ne fossero convinti. E se una cosa del genere era successa una volta, doveva essersi verificata sicuramente molte altre volte, in questa galassia composta da oltre cento miliardi di soli. E prima o poi, chissà dove, l'impresa avrebbe avuto buon esito.

Questa era la tesi che, senza prove ma con convinzione, il dottor Carlisle Perera era andato predicando per anni. Adesso era felice, anche se deluso. Rama aveva sbalorditivamente confermato la sua teoria, ma lui non avrebbe mai potuto metterci piede e vederlo coi propri occhi. Se fosse improvvisamente apparso il diavolo per offrirgli il dono della teleforesi, avrebbe firmato il contratto senza nemmeno leggerne le clausole.

— Sì, signor ambasciatore, credo di avere qualche informazione interessante. Rama senza dubbio è un'«arca spaziale». Questa dell'«arca spaziale» è un'idea vecchia nella letteratura astronautica. Sono riuscito a risalire fino al fisico inglese J. D. Bernal che propose questo modo di colonizzazione interstellare, in un libro pubblicato nel millenovecentoventinove… sissignori, duecento anni fa! E il grande pioniere sovietico Tsiolkovsky avanzò proposte simili ancora prima.



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