
Perciò il mondo si dimenticò presto di Rama, ma non così gli astronomi. Il loro interesse andò aumentando col passare dei mesi, via via che il nuovo asteroide si rivelava sempre più strano e misterioso.
In primo luogo, si pose in evidenza il problema della fluttuazione della luminosità di Rama. Non esisteva.
Tutti gli asteroidi conosciuti, senza eccezione, mostravano una lenta variazione nel loro splendore che cresceva e diminuiva nel giro di poche ore. Da più di due secoli si sapeva che questo era il risultato inevitabile della loro rotazione e della loro forma irregolare. Mentre procedevano rotolando lungo le loro orbite, le superfici riflettenti rivolte verso il Sole cambiavano di continuo, e di conseguenza la loro luminosità variava.
Rama non presentava quelle variazioni. O non ruotava o era perfettamente simmetrico. Entrambe le ipotesi non erano molto convincenti.
La questione rimase sospesa per diversi mesi, perché nessuno dei potenti telescopi orbitanti poteva essere distolto dai suoi compiti di normale routine. L'astronomia spaziale era un passatempo costoso, e l'uso di quegli strumenti poteva costare anche mille dollari al minuto. Il dottor William Stenton non sarebbe mai riuscito a mettere le mani sul riflettore Farside da duecento metri per un intero quarto d'ora, se un importante programma di ricerca non avesse dovuto subire un rinvio per il guasto di un altro apparecchio. La iella di un astronomo fu la sua fortuna.
