Norton era ben lieto che almeno quella responsabilità non ricadesse sulle spalle del Comandante. Conosceva persone che avrebbero ammazzato con molta maggior indifferenza di Goldie.

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Nell'atmosfera limpida e fredda di Rama, il fascio di luce del riflettore era completamente invisibile. Un ovale luminoso illuminava, per un centinaio di metri, tre chilometri sotto il mozzo centrale, e parte della colossale gradinata. Al centro di quell'ovale si muovevano tre figure che parevano formiche e che gettavano davanti a sé ombre lunghissime.

Come avevano previsto e sperato, la discesa era stata tranquilla e sicura. Avevano sostato per qualche minuto sulla prima piattaforma, e Norton aveva seguito per qualche centinaio di metri quella sporgenza stretta e incurvata prima di iniziare la discesa della seconda rampa. Qui s'erano tolti il respiratore e avevano assaporato l'aria. Adesso potevano muoversi più liberamente e non avevano la preoccupazione che si guastasse qualche congegno del respiratore.

Al quinto ripiano, quando mancava solo una rampa alla fine della gradinata, la forza di gravità era circa metà di quella terrestre. La rotazione centrifuga di Rama si faceva sentire in pieno, gli sploratori erano in balia delle forze implacabili che dominano tutti i pianeti, e che sono capaci di chiedere uno scotto spietato per il più piccolo errore. Scendere era ancora facile, ma il pensiero del ritorno su per quelle migliaia e migliaia di gradini cominciava a diventare un incubo.

La gradinata non era più ripida come all'inizio, si era appiattita e i gradini erano alti un quinto dei primi, e cinque volte più larghi.



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