Sulle prime non ne parlò quasi, ma smise completamente di venire a casa a mangiare. Viveva nella cappella. A qualsiasi ora del giorno e della notte lo trovavo inginocchiato davanti all’altare, sulla nuda pietra. E la cappella stessa era in stato d’abbandono. Aveva smesso di badare alle candele o di cambiare le tovaglie dell’altare o persino di scopare via le foglie. Una notte mi allarmai veramente: ero stato a osservarlo dal pergolato di rose per un’ora intera, e per tutto quel tempo lui era rimasto in ginocchio senza mai muoversi e senza abbassare neanche una volta le braccia, che teneva spiegate a formare una croce. Gli schiavi pensavano tutti che fosse pazzo». Il vampiro alzò le sopracciglia con aria stupita. «Io ero convinto che si trattasse soltanto di… un eccesso di zelo. Che nel suo amore per Dio avesse forse esagerato. Poi mi parlò delle visioni. Sia San Domenico che la Madonna erano andati a visitarlo nella cappella, gli avevano detto di vendere tutte le nostre proprietà in Louisiana, tutto quello che possedevamo, e di devolvere il denaro alle opere di Dio, in Francia. Mio fratello doveva diventare un grande capo religioso, riportare il paese all’antico fervore e arrestare la marea dell’ateismo e della rivoluzione. Naturalmente, lui non possedeva denaro suo. Ero io che dovevo vendere le piantagioni e le nostre case di New Orleans e dargli il denaro».

Di nuovo il vampiro si fermò. E il ragazzo sedeva immobile, guardandolo allibito. «Ah… mi scusi» sussurrò. «Cosa fece lei? Vendette le piantagioni?»

«No». Il volto del vampiro era sempre disteso. «Io risi. E lui… lui arrivò all’esasperazione. Insisteva che l’ordine gli proveniva dalla Vergine stessa: chi ero io per non curarmene? Chi ero io?» ripeté piano, come se stesse nuovamente cercando la risposta a quella domanda. «Chi ero, in effetti? E più tentava di convincermi, più lo deridevo. Era una sciocchezza, gli dicevo, il frutto di una mente immatura e anche malata. La cappella era stata un errore: l’avrei fatta abbattere immediatamente. Andando a scuola a New Orleans si sarebbe tolto dalla testa queste assurdità. Non ricordo tutto quello che dissi, ma ricordo i sentimenti che provai. Dietro a tutto il mio disprezzo e i miei rifiuti c’erano ira repressa e delusione. Ero amaramente deluso. Non gli credevo affatto».



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