«Ma è comprensibile» si inserì il ragazzo nella pausa, mentre l’espressione esterrefatta del suo viso si attenuava. «Voglio dire, chi gli avrebbe creduto?»

«E davvero così comprensibile?» Il vampiro guardò il ragazzo. «Io penso che si trattasse di perverso egoismo; lascia che ti spieghi. Io amavo davvero mio fratello, e a volte credevo proprio che fosse un santo in terra. Lo incoraggiavo nella preghiera e nelle meditazioni, come dicevo, ed ero disposto a rinunciare a lui se avesse voluto prendere gli ordini. Se qualcuno mi avesse parlato d’un santo, ad Arles o a Lourdes, che aveva delle visioni, gli avrei creduto. Ero cattolico; credevo nei santi. Conoscevo le loro immagini, i loro simboli, i loro nomi; accendevo ceri nelle chiese davanti alle loro statue di marmo. Ma non credevo, non potevo credere a mio fratello. Non solo non credevo che avesse delle visioni, ma non riuscivo a prendere in considerazione l’idea neppure per un momento. E perché? Perché era mio fratello. Santo poteva anche essere; fuori della norma, senz’altro. Ma Francesco d’Assisi proprio no. Non mio fratello; un mio fratello non ne aveva diritto. Questo è egoismo, capisci?»

II ragazzo riflette un po’ prima di rispondere, fece cenno col capo e disse che sì, credeva di sì.

«Forse ebbe davvero quelle visioni» riprese il vampiro.

«Allora… lei non crede di sapere… adesso… se le avesse avute o no?»

«No, però so che non vacillò nella sua convinzione neppure per un istante. Questo lo so adesso e lo sapevo allora, la notte che lasciò la mia stanza in preda all’esaltazione e al dolore. Non vacillò mai neppure un istante. E pochi minuti dopo, era morto».



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