le Uniformi Nere vanno giù a piramide lungo i fianchi, lasciando liscio il davanti, su cui, all’altezza del seno sinistro sta cucito il simbolo della Terra, verde-blu-grigio-bianco, un circolino di sette centimetri di diametro; sotto si trova il simbolo del dipartimento cui appartiene l’individuo, seguito dall’indicazione del grado; sulla destra invece si trovano tutte le maledette specie di merdose decorazioni che siano mai state inventate per dare un’apparenza di dignità umana. Tutto merito dell’altamente immaginoso Ufficio delle Decorazioni, Arricchimenti, Insegne, Simboli e Araldica (UDAISA, per brevità; il suo primo Direttore apprezzava molto la propria posizione). Il colletto ha la strana tendenza a diventare una garrotta dopo i primi dieci minuti; almeno è quello che succede al mio.

Le signore indossavano, o non indossavano, qualunque cosa andasse loro: roba generalmente sfavillante, o accompagnata da un sottofondo in simicolor (a meno che facessero parte dello Staff, nel qual caso erano impacchettate in Uniformi Nere con gonna corta, ma con colletti sopportabili); il che rendeva abbastanza facile distinguere i padroni di casa dagli ospiti.

— Ho sentito dire che c’è Dos Santos — affermai.

— Infatti.

— Perché?

— Proprio non lo so, e non m’importa.

— Al diavolo. Cos’è stato della tua stupefacente coscienza politica? Il Dipartimento della Critica Letteraria te ne faceva un gran merito.

— Alla mia età, l’odore della morte diventa sempre più preoccupante ogni volta che lo s’incontra.

— E Dos Santos odora?

— Tende a puzzare.

— Ho sentito che s’è portato dietro una nostra vecchia conoscenza. Uno dei tempi dell’Affare Madagascar.

Phil piegò la testa da una parte e mi lanciò un’occhiata interrogativa.

— Fai molto presto a sentire le cose. Ma d’altra parte sei amico di Ellen. Sì, Hasan è qui. È di sopra con Don.

— Chissà quale peso karmico dovrà aiutare a sopportare? E per conto di chi?



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