
Udì la televisione quando aperse la porta sul retro, un suono forte e chiaro: fece di corsa le scale dello scantinato, balbettando, in uno stato d’animo simile al panico. Adesso che aveva dato via il televisore portatile, l’apparecchio di Abbie era l’unico lì sotto e l’apparecchio di Abbie era guasto.
Era l’apparecchio di Abbie, rimesso a nuovo. Era rimasto dove lui e Beasly lo avevano appoggiato quella mattina e non c’era niente di guasto… proprio niente di guasto. Stava persino trasmettendo a colori.
Trasmettendo a colori!
Si fermò ai piedi della scala e si appoggiò al parapetto per sorreggersi.
L’apparecchio continuava a trasmettere a colori.
Taine si avvicinò cautamente all’apparecchio e vi girò attorno.
La parte posteriore dell’apparecchio era smontata, appoggiata a una panca posta dietro il televisore: poté così vedere l’interno brillare vivamente.
Si accovacciò sul pavimento a rimirare con gli occhi socchiusi quell’intrico illuminato che appariva molto differente da quel che sarebbe dovuto essere. Aveva riparato quell’apparecchio più volte in passato e pensava di conoscere con notevole precisione che forma avrebbero dovuto avere quei congegni. Adesso invece sembravano tutti diversi, per quanto non sapesse dire fino a qual punto.
Un passo pesante risuonò sulle scale e una voce cordiale rimbombò fino a lui.
— Bene, Hiram, vedo che l’hai già riparato.
Taine scattò in piedi e rimase lì sudando freddo e incapace di dir parola.
Henry Horton si fermò fortunatamente sulle scale con un’aria molto compiaciuta.
— Ho detto a Abbie che non potevi averlo già fatto, ma lei mi ha detto di venire lo stesso… Ehi, Hiram, ma è a colori! Come diavolo hai fatto?
Taine fece un triste sorriso. — Così, ci ho messo un po’ le mani — rispose.
