
— Be’, penso che qualcuno l’abbia fatto, allora.
— Puoi dirlo forte, che l’hanno fatto. Mi hanno girato attorno per settimane con la mano sulla bocca per nascondere quei loro sorrisetti presuntuosi. Ma che cavolo pensa di fare Henry, dicevano, impiantando una fabbrica di calcolatori, qui in provincia; non crederà mica di poter competere con quelle grosse società dell’est, no? E non hanno smesso col loro sogghigno finché non ne ho venduto un paio di dozzine e ho avuto ordini per un anno o due.
Pescò un accendino dalla tasca e accese il sigaro amorevolmente, senza mai togliere gli occhi dal televisore.
— Qui dentro — disse con aria saggia — hai qualcosa che potrebbe valere un pozzo di quattrini: qualche piccolo adattamento che si può fare su qualche apparecchio. Se hai messo il colore in questa vecchia baracca, puoi metterlo in qualunque apparecchio.
Ridacchiò in una nuvola di fumo. — Se alla R.C.A. sapessero quello che hai combinato qui adesso, andrebbero tutti a tagliarsi la gola.
— Ma io non so proprio che cosa ho fatto — protestò Taine.
— Be’, fa lo stesso — disse Henry tutto allegro. — Domani mi porto questo televisore giù in fabbrica e ci lascio divertire su qualcuno di quei ragazzi. Troveranno quello che hai combinato prima di aver finito.
Si tolse il sigaro di bocca, lo studiò intento e poi se lo ricacciò in bocca.
— Come ti stavo dicendo, Hiram, è questa la differenza tra noi. Tu sai fare le cose ma non ne capisci le possibilità: io non so far niente, però quando una cosa è fatta sono capace di organizzarla. Prima che abbiamo finito con questa roba nuoterai in un mare di biglietti da venti dollari.
