
Un giorno o l’altro, naturalmente, qualche furbo speculatore avrebbe finito per comprarlo e metter su una lottizzazione o qualcosa di altrettanto discutibile: e quando fosse accaduto una gran parte della sua infanzia sarebbe stata cancellata.
Towser arrivò da dietro l’angolo della casa, furtivo, puntando al minimo rumore, le orecchie ben dritte.
— Che cane balordo — commentò Taine e rientrò in casa.
Entrò nella cucina, acciaccando il pavimento coi piedi nudi, riempì la teiera, la mise sul fornello e accese la piastra sotto la teiera.
Accese la radio, dimenticando che era fuori uso. Se ne ricordò non avvertendo alcun suono e, disgustato, la richiuse con un colpo secco.
Finiva sempre così, pensò: aggiustava la roba degli altri, ma non trovava mai il tempo per riparare le sue cose.
Ritornò nella camera da letto e infilò le scarpe, poi rifece sommariamente il letto.
Tornato in cucina s’accorse che il fornello ancora una volta non aveva funzionato. La piastra sotto la teiera era ancora fredda.
Taine spostò il fornello e gli dette un calcio, poi sollevò la teiera e tenne la mano aperta vicino alla piastra; dopo un po’ riuscì a sentire che si riscaldava.
— Funziona ancora — si disse.
Sapeva bene che, prima o poi, non sarebbe più servito prendere a calci il fornello per farlo funzionare: quando fosse accaduto avrebbe proprio dovuto lavorarci su. Probabilmente non era niente di più che un contatto staccato.
Rimise la teiera sul fornello.
Si udì del fracasso fuori, sulla strada, e Taine uscì per vedere che cosa stesse accadendo.
Beasly, il garzone autista giardiniere et cetera di Horton, stava spingendo a marcia indietro sul vialetto uno sgangherato camioncino.
