Al suo fianco sedeva Abbie Horton, la moglie di H. Henry Horton, il cittadino più influente del paese. Sul camioncino, ormeggiato con delle corde e parzialmente protetto da una sgargiante trapunta rossa e porpora, si ergeva un mastodontico televisore. Taine lo trovò parecchio antiquato: era di un buon dieci anni fuori moda e, confrontato agli altri, era il più dispendioso televisore che avesse mai illeggiadrito qualunque casa a Willow Bend.

Abbie saltò giù dal camioncino; era una donna energica, faccendiera e autoritaria.

— Buondì, Hiram — disse. — Puoi rimettermi a posto quest’apparecchio?

— Mai visto niente che non potessi aggiustare — rispose Taine, tuttavia sogguardò l’apparecchio con qualcosa di assai simile a sgomento. Non era la prima volta che ci metteva le mani e capì subito quel che non andava.

— Potrebbe costarti più di quel che vale — l’avvertì. — Hai proprio bisogno di prenderne uno nuovo; questo televisore è troppo vecchio e…

— È proprio quel che ha detto Henry — rispose Abbie, aspra. — Henry vuole prenderne uno di quelli a colori, ma io non voglio separarmi da questo qui. Non è soltanto tv, lo sai. È una combinazione con la radio e il giradischi e il mobile è proprio in stile con gli altri, e poi…

— Sì, lo so — interruppe Taine: aveva già sentito tutto altre volte.

Povero vecchio Henry, pensò, che vita doveva condurre. Tutto il giorno a quella fabbrica di calcolatori, a sbraitare e a dare ordini a chiunque, per poi tornare a casa sottomesso a quella meschina tirannia.

— Beasly — ordinò Abbie col suo più bel tono da sergente istruttore — sali subito lì sopra e slega quel coso.

— Sìssi’ora — rispose Beasly, un lungagnone dinoccolato dall’aria non troppo acuta.

— E vedi di starci un po’ attento. Non voglio che me lo segni tutto.

— Sìssi’ora — rispose Beasly.

— Ti aiuto — si offrì Taine.



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