I due si arrampicarono sul camioncino e cominciarono a disancorare quella mostruosa antichità.

— È pesante — li avvertì Abbie. — Stateci un po’ attenti, voi due.

— Sìssi’ora — rispose Beasly.

Era pesante ed era anche una cosa piuttosto scomoda da maneggiare, ma Beasly e Taine lo portarono a spalle fin sul retro della casa, poi su per la veranda, attraverso l’ingresso posteriore e giù per le scale dello scantinato con Abbie sempre alle calcagna occhiuta e attenta alla minima scalfittura.


Lo scantinato era per Taine una combinazione di laboratorio ed esposizione per l’antiquariato. Da un lato si ammucchiavano sui banconi attrezzi e meccanismi, scatole piene di cianfrusaglie, e ammassi di cordame grezzo erano disseminati dappertutto. Il lato opposto ospitava una collezione di sedie sgangherate, di baldacchini da letto ripiegati, alti cassettoni ornati, vecchie secchie da carbone dipinte in oro, pesanti parafuoco d’acciaio, e un mucchio di altra roba che aveva raccolto a destra e a sinistra al minor prezzo che gli fosse possibile.

Appoggiarono il televisore sul pavimento con molta attenzione: Abbie li sorvegliava strettamente dalla scala.

— Ma, Hiram — esclamò la donna eccitata — hai messo il soffitto allo scantinato. Così sta assai meglio.

— Eh? — chiese Taine.

— Il soffitto. Ho detto che hai messo su un soffitto.

Taine guardò di scatto verso l’alto e vide che lei aveva detto la verità. C’era un soffitto, ma lui non ce l’aveva messo davvero.

Deglutì lievemente, abbassò la testa e poi la rialzò di colpo e dette un’altra occhiata. Il soffitto c’era ancora.

— Non è di quella roba prefabbricata — dichiarò Abbie con aperta ammirazione. — Non si vede neppure una giuntura. Come ci sei riuscito?

Taine deglutì ancora e ritrovò la voce. — Qualcosa che mi è venuto in mente — disse come debole spiegazione.

— Dovresti venir su a farlo al nostro scantinato. Il nostro scantinato è un vero disastro. Beasly ha fatto il soffitto alla stanza dei giochi, ma Beasly è talmente sbadato.



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