
— Sìssi’ora — disse Beasly contrito.
— Appena avrò tempo — promise Taine, pronto a promettere qualsiasi cosa pur di farli uscire di lì.
— Di tempo ne avresti molto di più — gli rispose acida Abbie — se non andassi a bighellonare per tutta la campagna a comprare quella vecchia mobilia scassata che tu chiami antiquariato. Forse puoi imbrogliare quelli di città quando vengono qui a far le gite, ma non puoi imbrogliare me.
— Posso ricavare un bel po’ di soldi da qualcuno di quei pezzi — le spiegò calmo Taine.
— E rimetterci la camicia sugli altri — rispose lei.
— Ho trovato delle vecchie porcellane che sono proprio il genere di roba che stai cercando — disse Taine. — Pescate giusto un paio di giorni fa; le ho avute a buon prezzo e posso dartele per poco.
— Non mi interessa — gli rispose e si decise a chiudere la bocca. Poi si voltò e risalì le scale.
— Ha un diavolo per capello, oggi — Beasly avvertì Taine. — Sarà una brutta giornata; lo è sempre quando comincia la mattina presto.
— Non darle retta — consigliò Taine.
— Ci provo, ma non è mica possibile. Sei sicuro che non hai bisogno d’un uomo? Per te lavoro per poco.
— Mi dispiace, Beasly. Ti ho detto come… vieni presto una di queste sere e giocheremo un po’ a scacchi.
— Lo farò, Hiram. Tu sei l’unico che mi parli; tutti gli altri non fanno altro che ridermi dietro o sgridarmi.
Dalle scale arrivò il muggito di Abbie. — Beasly, arrivi o no? Non star lì tutto il giorno. Ho ancora i tappeti da battere.
— Sìssi’ora — disse Beasly e schizzò su per le scale.
Arrivati al camioncino, Abbie si voltò con aria decisa verso Taine. — Lo aggiusti subito quell’apparecchio, vero? Senza, sono perduta.
