
— Immediatamente — rispose Taine.
Stette a guardarli mentre si allontanavano, poi dette un’occhiata in giro cercando Towser, ma il cane era scomparso. Molto probabilmente era tornato alla tana della marmotta, nel bosco lungo la strada. Per di più, pensò Taine, senza neppure far colazione.
La teiera bolliva furiosamente quando Taine rimise piede in cucina. Mise del caffè nell’infusore e vi versò l’acqua; poi tornò disotto.
Il soffitto era ancora lì.
Accese tutte le luci e fece il giro dello scantinato, osservando attentamente.
Era un materiale d’un bianco abbagliante e sembrava trasparente… fino a un certo punto, però. Ci si poteva vedere dentro, ma non attraverso. E non c’erano segni di sutura; intorno ai tubi dell’acqua e agli attacchi per la luce sul soffitto era stato montato in una connessione assolutamente ermetica.
Taine montò su una sedia e provò a battervi contro le nocche: ne ebbe un suono tintinnante, pressappoco lo stesso suono che avrebbe ottenuto battendo l’unghia contro una coppa di fine cristallo.
Scese dalla sedia e stette lì in piedi, scuotendo la testa. Tutta la faccenda gli sfuggiva. Aveva passato parte della serata precedente a riparare la falciatrice del banchiere Stevens e allora di soffitti non ce n’erano.
Rovistò in una scatola e scovò un trapano, poi vi applicò una delle punte più piccole; inserì la spina e risalì sulla sedia per saggiare il soffitto con la punta del trapano. La punta rotante scivolò velocemente avanti e indietro ma senza produrre neppure una scalfittura. Fermò il trapano e studiò più da vicino il soffitto; non c’era sopra alcun segno. Tentò ancora, spingendovi contro il trapano con tutta la sua forza: la punta fece ping e il frammento spezzato schizzò per tutto lo scantinato, andando poi a colpire il muro.
Taine smontò dalla sedia; scovò un’altra punta e la inserì sul trapano poi salì lentamente la scala, tentando di pensare. Ma era troppo sconcertato per pensare. Quel soffitto non avrebbe dovuto esserci, però c’era. E a meno che non fosse rimbambito, pazzo oppure smemorato, era sicuro di non averlo messo.
