
Ma con il passare del tempo, nel loro cuore ingrato germogliò il seme dello scontento. Nella loro insoddisfazione, gli uomini pretendevano sempre di più; peccavano in tutti i modi possibili e immaginabili e vivevano nel vizio e nella lussuria. Ciò nonostante, nella sua misericordia, il Grande Dio tratteneva la sua ira, sperando che si pentissero e ritornassero sulla retta via. Ma un giorno, spinti dal loro orgoglio malvagio, gli uomini cercarono di prendere d’assalto il cielo stesso, con tutte le sue stelle. Allora, come i sacerdoti non si stancano mai di ripetervi, il Grande Dio si levò nella sua saggezza e nella sua ira, e separò coloro che avevano peccato dai pochi che ancora obbedivano alle sue sante leggi e riunì questi ultimi nella Gerarchia, concedendo loro poteri soprannaturali ancora più grandi. Gli altri, i peccatori, il Grande Dio li umiliò, li gettò nella polvere e diede alla Gerarchia potere su di loro, cosicché coloro che di propria spontanea volontà non avevano vissuto secondo virtù fossero costretti a farlo con la forza! Poi decretò che la sua Gerarchia scegliesse ogni anno fra gli uomini quelli che per la loro natura giusta e retta fossero degni di accedere al sacerdozio, e condannasse gli altri a una vita di beata ignoranza e di duro lavoro, sotto la guida gentile ma inflessibile, dei preti, che sono la Gerarchia.
Fece una pausa e studiò minuziosamente i volti che lo fissavano.
— Tutto questo voi lo sapete già a memoria, ma nessuno di voi immagina neppure lontanamente quale sia la verità che si cela dietro questa storia!
Se la rabbia non lo avesse spronato a continuare, forse Jarles avrebbe smesso di parlare e se ne sarebbe ritornato nel Santuario e nelle sue cripte, tanto stupida era la reazione dei cittadini, che dimostravano di non capire proprio niente, o peggio, di fraintendere ogni parola.