
— Vi è stato insegnato che i ministri del culto sono inviolabili, grazie a un effluvio divino emanato dalla loro santa carne e controllato dalla loro forza di volontà. Guardate!
Con un rapido gesto della mano colpì la veste vuota, che immediatamente si gonfiò, assumendo una vaga sembianza di fungo. Poi la spinse lontano da sé, mandandola a volteggiare in aria e giù dalla panca. I cittadini, spaventati, presero a spintonarsi e ad aggrapparsi gli uni agli altri per paura di venire toccati dall’abito.
Ma dopo aver fluttuato per un po’, la tunica si fermò a circa mezzo metro da terra, rimbalzando leggermente: era in tutto e per tutto simile a un sacerdote sdraiato, completo perfino di guanti rigonfi, con la sola differenza che non vi era alcuna testa tonsurata sotto la terribile aureola violetta, che tutti sapevano essere il segno esteriore dei sacri pensieri dei ministri del Grande Dio.
A poco a poco, i cittadini che si erano allontanati in preda al panico si radunarono in circolo attorno alla veste, a quella che, si auguravano, fosse una distanza sicura e rispettosa.
La voce di Jarles era amara come una medicina. — Forse potete cercare di raggiungere il paradiso della Gerarchia come sta cercando di farlo questa veste. Io non conosco nessun altro modo. Non vi accorgete che è tutto un trucco? Strappate quell’abito — interpretando quelle parole come un ordine, un uomo spalancò la bocca e rivolse a Jarles uno sguardo stralunato dal terrore — e al suo interno troverete una rete di sottili fili elettrici. Che se ne fa il Grande Dio dei fili elettrici? Quei fili producono quello che si chiama un campo di repulsione polivalente, bilaterale e a breve raggio. Una cosa che spinge, capite? Una cosa che serve a proteggere il prete da eventuali ferimenti e a rendere le sue dita mollicce più robuste di quelle di un fabbro. E perfino a tenere in piedi la sua aureola! Smettete di fissarlo con quell’espressione ebete! È tutto un trucco vi dico!
