
Jarles si girò per cercare Sharlson Naurya in mezzo alla folla ma non la trovò. Non vide nemmeno Fratello Chulian. Stava imbrunendo. I contorni di quel piccolo mare bianco di volti si facevano sempre più indistinti. Quando si accorse che il sole era tramontato trasalì. Una brezza fredda spirava dai versanti arati delle colline e raggelava il suo corpo nudo.
E la Gerarchia tratteneva ancora la mano. Attorno alla Piazza, i sacerdoti indugiavano in coppia e lo guardavano senza fare niente, racchiusi nelle loro vesti scure come il vino.
Ma in un paio dei volti bianchi che lo fissavano, a Jarles parve di scorgere una traccia di qualcosa di più di un’ignorante curiosità o di un riverente stupore. E, come un uomo in mezzo ai ghiacci polari sorveglia con amore la piccolissima fiamma che rappresenta il suo unico baluardo contro la morte per assideramento, vi raccoglie attorno le mani a coppa, vi soffia sopra con infinita cautela, vi sbriciola sopra minuscole schegge di legno, allo stesso modo Jarles covò con lo sguardo quell’ombra di genuina comprensione, che forse era solo uno scherzo delle nuvole.
