
— Alcuni di voi hanno sentito perché Sharlson Naurya è stata accusata di stregoneria. Le era stato ordinato di servire nel Santuario e lei ha rifiutato. Rifiutato con coraggio e semplice decoro. Allora un sacerdote del Grande Dio l’ha toccata con quelle sue dita grasse e senza calli, più forti di quelle di un fabbro, e prima di strapparle il grembiule ha impresso sulla sua spalla i segni della pratica malefica.
“Non vi dovrebbe essere difficile immaginare il motivo del rifiuto di Sharlson Naurya. Sapete tutti chi vive lì. — Così dicendo indicò la piccola strada buia che conduceva al Santuario. Decine di occhi seguirono il suo dito teso. — Le Sorelle Perdute, così vengono chiamate. Giovani donne elette dalla Gerarchia al sacro monacato, che poi hanno così gravemente peccato contro il Grande Dio da non poter più essere tollerate all’interno del Santuario né far ritorno alle proprie case per non corrompere degli innocenti. E nella sua infinita misericordia, il Grande Dio ha stabilito un luogo in cui potessero vivere separate dalla comunità. — La sua voce trasudava ironia. — Lo sapete, non è vero? Alcuni di voi ci sono stati quando i sacerdoti glielo hanno permesso.”
Nell’udire quelle parole, un sommesso bisbiglio si levò dalla folla.
— Chi prende le vostre figlie più dolci per farle diventare monache, Cittadini di Megateopoli?
“Chi vi spedisce a lavorare nei campi, sulle strade, in miniera, dove vi rompete la schiena e consumate i vostri anni?
“Chi cerca di attenuare il vostro dolore con false emozioni?”
Adesso, il bisbiglio si era trasformato in un mormorio rabbioso. Un rancore sordo, con qualche rara eccezione, e pericoloso. Agli angoli della Piazza cominciarono a baluginare le aureole violette e le ombre scure come il vento lievitarono impercettibilmente. Jarles se ne accorse all’istante.
