
«Si tratta di case prefabbricate, vero?» chiese Ann.
«Be’, sì… credo che le si possa definire così, anche se si tratta di una definizione che non rende giustizia alla casa. Vede, quando si dice ’prefabbricata’, si pensa a un edificio messo insieme con pezzi già pronti… qualcosa di provvisorio, di diverso da una vera casa. Invece questo è diverso. In una casa prefabbricata, occorrono da sette a dieci giorni per montare i pezzi… e poi ci si ritrova ad avere soltanto un guscio… niente impianto di riscaldamento, niente camino, niente di niente.»
«A me interessa il particolare della stanza da aggiungere,» disse Vickers. «Se ho capito bene, lei ha detto che se qualcuno la vuole, vi chiama, e voi gli appiccicate la stanza in più.»
Il venditore s’irrigidì leggermente.
«Non proprio, signore. Noi non appiccichiamo niente. Noi riprogettiamo la casa. Ogni volta, la casa è ben progettata e pratica, secondo le più elevate concezioni scientifiche ed estetiche della moderna edilizia. In alcuni casi, aggiungere una stanza significa dover cambiare l’intera casa, ridisporre gli altri ambienti, e così via.
«Naturalmente,» aggiunse, «se lei vuole cambiare in modo radicale, la cosa migliore sarebbe quella di renderci la vecchia casa per prenderne in cambio una nuova. Per questo applichiamo una tariffa dell’uno per cento annuo sul costo originale, più ovviamente la spesa per le stanze aggiunte.»
Poi li guardò, speranzoso:
«Loro hanno già una casa, magari?»
«Una villetta, su, nella valle,» disse Vickers. «Ma non è granché.»
«Quanto potrà valere, secondo lei?»
«Quindici o ventimila dollari, ma non credo che riuscirei a venderla, a questo prezzo.»
«Noi gliene daremmo ventimila,» disse il venditore, «secondo la stima. Posso aggiungere che le nostre stime sono molto generose.»
«Stia a sentire,» disse Vickers. «Io vorrei soltanto una casa di cinque o sei locali. E verrebbe solo duemilacinquecento o tremila dollari…»
