«E noi siamo disposti a cambiargliela con una nuova, e a pagarle una discreta somma.»

«Ho capito,» disse Vickers, «Però…»

«Mi sembra,» disse il venditore, «che dovrebbe essere lei a cercare di convincere me, invece di dover essere io a cercare di convincere lei.»

«Ho una casa, e mi piace. Come posso sapere se una di queste case nuove mi piacerà?»

«Ma, signore…» esclamò il venditore. «Le ho appena detto…»

«Io sono abituato alla mia casa. La conosco, e la casa si è abituata a me. Ci sono attaccato.»

«Jay Vickers!» esclamò Ann. «Non puoi esserti attaccato tanto a una casa in tre anni. A sentirti, si direbbe che sia la tua vecchia dimora avita.»

Vickers era capace di ostinarsi, su un argomento, al di là dei normali limiti accettabili.

«Ma la conosco. La capisco. In sala da pranzo c’è un’asse che cigola, e io ci passo sopra apposta, qualche volta, per sentirla cigolare. E poi c’è una coppia di pettirossi che ha fatto il nido nella vitalba del portico, e in cantina c’è un grillo. L’ho cercato tanto, quel grillo, ma non l’ho mai trovato: era troppo furbo. E adesso non lo toccherei, neanche se potessi, perché fa parte della casa, e…»

Il venditore sorrideva. Pareva perfettamente a suo agio, come se Vickers gli stesse dicendo cose che lui capiva e conosceva, e avesse degli argomenti validi per controbattere.

«In una delle nostre case non avrà mai il fastidio dei grilli. Hanno un repellente per gli insetti incorporato nel materiale da costruzione: una sostanza perfettamente innocua e atossica. Non sarà mai infastidito dalle zanzare o dalle formiche o dai grilli o da cose del genere.»

«Ma quel grillo non mi dà fastidio,» disse Vickers. «Ed è questo che cercavo di spiegarle. Mi è simpatico. Non sono sicuro che mi piacerebbe una casa dove un grillo non potesse vivere. I topi, vede, sono un’altra faccenda.»

«Le assicuro,» dichiarò il venditore, «che in una delle nostre case non avrebbe topi.»



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