
Una delle più grandi idiozie dei giorni nostri è la convinzione che, chissà come, avremmo sconfitto le malattie e quindi non ci sarebbe più nulla da temere. Infatti, le epidemie di colera continuano a flagellare il Sud America, la tubercolosi è ricomparsa, così anche lo stafilococco, in forme nuove, molto più insidiose e resistenti. Quanto è sottile lo strato di vernice della nostra civiltà! Non credo di essere contro la scienza, tutt'altro, ma certo sono contro l'arroganza. Sono proprio quelli che credono di sapere tutto, di aver previsto tutto, a diventare i "cattivi" in Doomsday Book, quelli che non vogliono ammettere che la natura sia più forte di noi e che ci siano cose che non possiamo controllare e alle quali non possiamo opporci.
Questo è un libro che parla anche della fede religiosa, e se c'è un'altra cosa che non sopporto degli storici, è proprio la spocchia che accompagna affermazioni del tipo: «Quella gente credeva in Dio… ah, ah, ah, guarda un po' cosa gli è successo!» Credo invece che a quell'epoca la fede in Dio non fosse una semplice credenza superstiziosa, ma un vero tentativo di comprendere l'universo, di percepire l'esistenza di un potere superiore, cioè un potere buono, amorevole, anche se non veniva necessariamente in soccorso dell'individuo. Secondo me la fede cristiana ha moltissimo da offrire in questo senso; Cristo non è stato salvato da Dio sulla croce all'ultimo momento. È una religione complicata, anche se molte delle versioni che ne abbiamo al giorno d'oggi sono effettivamente troppo semplicistiche («Vuoi la Cadillac? Prega e l'avrai»). Questa non è la vera religione cristiana. Vi è stato chi nel Medioevo ha raggiunto vette incommensurabili di bontà, coraggio e compassione, proprio in virtù dell'intervento della fede nella forma mentale degli individui. Non credo proprio che spetti a noi criticare o disprezzare. Meglio guardare a come ci comportiamo noi!
