
I tempi sono maturi per dare spazio alla commedia, ed è al tempo stesso il momento migliore e il momento peggiore per farlo. C'è in giro un sacco di ottimo materiale, ma nessuno riesce più a scherzare su nulla. Siamo tornati ad essere come i vittoriani, ed è così scoraggiante. Tutti sono così virtuosi e moralisti. In questo nuovo libro potrò sparare a zero su tutte le persone e su tutte le cose che a mio parere hanno bisogno di scendere di qualche gradino. E potrò dire quello che penso sulla ricostruzione della cattedrale di Coventry, su Tre uomini in barca e sul darwinismo.
Ma anche se penso già a un nuovo romanzo, non ho smesso di considerarmi una scrittrice di racconti. Mai, anche se questo dovesse significare la fine della mia carriera, abbandonerò i racconti e i romanzi brevi, perché quella è la dimensione più vicina al mio cuore. Secondo me il futuro è molto più attraente se intravisto appena dal buco della serratura. Si punta un riflettore su un minuscolo aspetto del futuro, del passato, degli alieni, di quello che volete, e si colgono dei brevi accenni sul quadro complessivo che si nasconde dietro di essi. È molto più efficace che disegnare tutto il panorama. Non c'è niente di interessante in un mondo ricostruito da cima a fondo, fin nei minimi particolari. Il racconto breve, invece, si spinge oltre, offre risonanze più ampie, si ammanta di un'aura che ingigantisce la portata del testo al di là delle sue effettive dimensioni.
Nel campo della narrativa breve, mi piacciono un sacco John Crowley e Howard Waldrop: adoro tutto ciò che scrivono. Di Crowley apprezzo molto anche i romanzi. Anche se insisto molto sui personaggi e sulla trama, ho sempre preferito le storie di fantascienza con delle idee davvero interessanti. Ed è ancora così. Ma non so perché non scrivo quel genere di fantascienza. Mi piace quasi tutto quello che scrive Pat Cadigan e adoro le commedie di Eileen Gunn, che ha un vero dono per la malignità più sottile. E mi piace molto anche John Kessel.
