
Ma tutti ammettevano che il servizio medico era importante. Il Quartier Generale del settore locale era nell’ammasso stellare Cetis. Era una specie di clinica interstellare, con delle appendici. Raccoglieva e disseminava i risultati dell’esperienza sulla salute e sulla medicina tra qualche migliaio di mondi coloniali e di tanto in tanto prendeva contatto con altri quartier generali che facevano lo stesso lavoro da qualche altra parte. Si doveva ammettere che ci volevano cinquanta anni perché una nuova tecnica sulla selezione dei geni attraversasse la parte occupata della galassia, ma la stessa distanza poteva essere coperta in tre anni con la superpropulsione andando direttamente da un punto all’altro. E il Servizio Medico era valido. Non c’era alcun problema di adattamento ecologico umano che fino a quel momento non fosse riuscito a risolvere, e c’erano diverse dozzine di pianeti le cui colonie umane gli dovevano la propria esistenza. Non c’era alcun posto, proprio alcun posto in cui una nave medica non fosse la benvenuta quando proveniva dal Quartier Generale.
— Voi a terra! — disse seccamente Calhoun. — Che cosa succede? Mi fate atterrare o no?
Non ci fu risposta. Poi improvvisamente ogni apparecchiatura in grado di emettere suoni sulla nave emise di colpo un rauco e mostruoso rumore. Le luci si alzarono e gli interruttori le spensero. Il segnalatore di vicinanza di un oggetto ululò. Il segnalatore della temperatura dello scafo sibilò. Il campo di gravità interna della nave diede uno strappo orribile per un istante poi cessò del tutto. Ogni strumento destinato a segnalare una emergenza scampanellò, o urlò, o rumoreggiò o ululò. Per un istante si scatenò l’inferno.
