
Durò soltanto meno di un secondo. Poi tutto si fermò. Non c’era più peso entro la nave e non c’erano luci. C’era un silenzio mortale e Murgatroyd emetteva suoni piagnucolosi nell’oscurità.
Calhoun pensava assurdamente dentro di sé. Secondo il libro, questa è la conseguenza casuale sfavorevole di qualcosa. Ma era più che uno sfavorevole avvenimento casuale. Era un avvenimento intenzionale, drastico e probabilmente mortale.
— Qualcuno s’è messo in azione, — disse Calhoun con calma nell’oscurità. — Che diavolo hanno laggiù?
Premette il pulsante dello schermo televisivo per vedere che cosa c’era fuori. Gli schermi televisivi di una nave sono ben protetti da fusibili contro i corti circuiti da sovraccarico, perché non c’è niente nel cosmo tanto indifeso e destinato a perire quanto una nave che sia cieca nel vuoto dello spazio. Ma gli schermi non si riaccesero. Non potevano. Gli interruttori non erano scattati in tempo.
I capelli di Calhoun si rizzarono. Ma quando i suoi occhi si adattarono al buio, vide le maniglie delle porte e degli strumenti che emettevano una pallida luce fluorescente. Non erano stati resi fluorescenti in vista di una emergenza come quella, naturalmente, ma potevano essere di grande aiuto. Sapeva quel che era accaduto. Poteva essere una cosa sola. Un campo di forza di una griglia di atterraggio agganciato a una nave di cinquanta tonnellate con la forza necessaria a far atterrare una nave di linea di ventimila tonnellate. Con quella forza avrebbe paralizzato qualunque strumento e fatto saltare qualunque interruttore. Non poteva essere un incidente. La ricezione delle notizie della sua identità, la richiesta ripetuta della sua identità, e poi la richiesta di aspettare. Quell’azione criminale era deliberata.
— Forse, — disse, Calhoun nella cabina nera come l’inchiostro, — il nostro arrivo come Nave Medica è una conseguenza casuale sfavorevole di qualcosa… e qualcuno ha intenzione di impedirci di farlo. Sembra proprio così.
