Dietro di lui Murgatroyd squittì rabbiosamente mentre era sbatacchiato nella cabina. Cercò di aggrapparsi a qualcosa con le quattro zampe e la coda.

Un’altra scossa. Calhoun aveva appena finito di agganciare la cintura di sicurezza, altrimenti una scossa furiosa lo avrebbe mandato a spiaccicarsi contro il soffitto della cabina. Un altro maligno impulso di accelerazione mentre cercava di raggiungere i comandi. Lo scuotimento della nave aumentò in modo intollerabile. Aveva la nausea. Una volta fu sbattuto tanto violentemente nella poltrona che quasi svenne; poi la direzione della spinta fu cambiata nella direzione opposta tanto che il sangue che affluì alla sua testa fu quasi sul punto di farla esplodere. Le braccia gli si apersero incontrollabilmente. Gli venne il capogiro. Ma quando le sue mani furono sbattute sul pannello degli strumenti, tentò, malgrado le escoriazioni, di aggrapparsi agli interruttori e ogni volta riuscì ad aprirli. Praticamente tutti i circuiti erano fuori uso, ma ce n’era uno…

Lo aperse con le dita intorpidite. Ci fu un rombo così feroce che sembrò quasi un’esplosione. Aveva raggiunto l’interruttore che rendeva efficiente il circuito di scarico delle batterie Duhanne. Lo aveva aperto. Era stato fatto per permettere lo scarico della riserva di potenza di superpropulsione della piccola nave negli accumulatori del Quartier Generale al ritorno da una missione. Ora, invece, si versò nel campo di atterraggio all’esterno della nave. Ammontava a centinaia di milioni di kilowatt/ora, immessi nella frazione di un secondo. Si sentì odore di ozono e il rumore fu come un colpo di tuono.

Ma improvvisamente ci fu una strana e incredibile pace.



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