— Ho mandato due uomini a prenderla. E ho ordinato anche una corda.

— Quando? — La folla iniziava ad agitarsi e a bisbigliare.

— Alcuni istanti fa.

La sera precedente mi aveva garantito che sarebbe stato tutto pronto, ma in quel frangente sarebbe stato inutile ricordarglielo. Non c’è nessuno, come ho avuto modo di appurare in seguito, che vada in confusione su un patibolo quanto un dignitario rurale. Egli si trova infatti diviso fra il desiderio ardente di essere al centro dell’attenzione, cosa che nel caso di un’esecuzione non è possibile, e la paura di non possedere l’esperienza e le capacità per comportarsi nel modo migliore. Persino il cliente più vigliacco, che sale le scale sapendo che gli verranno strappati gli occhi, diciannove volte su venti si comporta meglio. Persino un timido cenobita, non aduso alle voci degli uomini e diffidente sino al timore, merita una maggiore fiducia.

Qualcuno urlò: — Fatela finita!

Guardai Morwenna. Con il volto incavato e la pelle chiara, il sorriso pensoso e i grandi occhi scuri, poteva generare nella folla una indesiderata simpatia.

— Potremmo farla sedere sul ceppo — proposi all’alcalde. Non riuscii a trattenermi e aggiunsi: — Del resto, è più indicato per questo.

— Non abbiamo niente per legarla.

Mi ero già permesso un commento di troppo, perciò non dissi la mia opinione al riguardo di coloro che avevano bisogno di legare i prigionieri.

Così, posai Terminus est dietro il ceppo, feci sedere Morwenna e sollevai le braccia nell’atavico saluto, quindi presi il ferro con la mano destra e, tenendole i polsi con la sinistra, le impressi il marchio sulle guance, poi alzai il ferro ancora incandescente. A quell’urlo la folla si era ammutolita per un istante, dopodiché iniziò a ruggire.

L’alcalde si raddrizzò. Pareva un altro uomo. — Mostragliela — disse.

Io avevo sperato di evitarlo, ma dovetti aiutare Morwenna ad alzarsi. Tenendola per mano, quasi stessimo eseguendo una contraddanza, feci lentamente il giro del palco. Hethor era pazzo di felicità e, sebbene cercassi di non dare ascolto al suono della sua voce, sentivo che si vantava di conoscermi con la gente che gli stava intorno. Eusebia porse il mazzo a Morwenna urlando: — Ecco, presto ne avrai bisogno.



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