
Finita la colazione uscii di nuovo e vidi i pensieri incantati dell’alcalde prendere forma. I campagnoli arrivavano in paese carichi di frutta, animali e pezze di stoffa tessuta in casa da vendere, e fra gli altri notai alcuni autoctoni che trasportavano pelli e schidionate di uccelli neri e verdi uccisi con la cerbottana. Rimpiansi di non possedere ancora il mantello che avevo comprato nella bottega di Agia, perché la mia cappa di fuliggine attirava molti sguardi. Stavo per fare ritorno alla locanda quando udii un rapido passo di marcia, un suono che conoscevo dai tempi in cui ascoltavo le esercitazioni militari nella Cittadella, e che non avevo più sentito da quando me ne ero andato.
Le bestie che avevo incontrato quella mattina erano scese al fiume ed erano state caricate sulle chiatte che le avrebbero trasportate fino ai macelli di Nessus. I soldati stavano arrivando dalla direzione opposta, dal fiume. Non so se erano destinati a qualche zona lontana dal Gyoll o se, più semplicemente, stavano esercitandosi con una marcia. Mentre si addentravano fra la folla sempre più fitta, venne gridato l’ordine di iniziare a cantare; quasi contemporaneamente colsi anche il secco rumore delle verghe e le urla degli sventurati che venivano colpiti.
