
Si trattava di kelau, armati con una fionda dall’impugnatura lunga due cubiti e muniti di una borsa di cuoio dipinto colma di proiettili incendiari. Pochissimi di loro sembravano più vecchi di me, ma le brigandine dorate, le ricche cinture e i foderi dei lunghi pugnali indicavano la loro appartenenza al corpo scelto degli erentarii. La loro canzone non parlava di battaglie o di donne, come la maggior parte dei canti militari: era invece un vero e proprio inno dei frombolieri.
E così via. Alcune strofe erano enigmatiche, o almeno così mi parevano, mentre altre erano più semplicemente comiche e altre ancora erano state composte con l’unico scopo di far risaltare la cadenza della marcia.
— Sono splendidi, vero? — Il locandiere mi arrivava alle spalle. — Gente del sud… Vedi? Molti di loro hanno i capelli gialli e la pelle chiazzata. Laggiù sono abituati a sopportare il freddo, ed è necessario che lo siano, fra quelle montagne. Comunque, a sentirli cantare viene quasi voglia di unirsi a loro. Quanti pensi che siano, in tutto?
