
— Le telecamere dello spazio sei non funzionano — disse la ragazza alla consolle a voce bassa, continuando a battere accanitamente le dita sui tasti, per tentare d’infondere vita alle macchine morte.
— Non importa — disse Larry, con voce atona. — Non c’è niente che ci serva vedere, là dentro.
II
Larry era seduto nel suo alloggio, al buio. Era un comparto singolo, con spazio appena sufficiente per una cuccetta, uno scrittoio e una sedia. Cuccetta e scrittoio erano ricavati dentro le pareti curve, e i cassetti e i tramezzi scorrevoli che chiudevano il guardaroba e il gabinetto si fondevano col metallo argenteo delle pareti diventando quasi invisibili.
Larry era seduto sull’unica sedia, e guardava il vuoto. Nel buio c’era soltanto il bagliore residuo del video ai piedi del letto e la debole fluorescenza del disegno sulla parete che gli aveva fatto Valery anni prima, quando gli era stato assegnato il primo comparto tutto suo.
Hai perduto un padre che non avevi mai conosciuto, continuava a pensare Larry. E non sei il solo. Ciascuno di quei cinquanta uomini e donne era madre e padre di qualcuno a bordo di quest’astronave. Guarda Dan, quant’è stato più duro il colpo per lui.
Ma pensandoci e ripensandoci, cominciò a rendersi conto che era qualcos’altro, in realtà, a turbarlo. Non i morti: quelli non gli avevano lasciato che un senso di vuoto e di freddo. Era qualcos’altro…
Da che cosa era stato provocato l’incendio?
Secondo i dati registrati dall’elaboratore di bordo, l’astronave, coi suoi ventimila passeggeri, viaggiava attraverso l’immensa voragine dello spazio da quasi cinquant’anni. Una piccola gigantesca girandola che da quasi cinquant’anni portava il suo carico di ventimila esseri umani, esiliati dalla Terra, verso Alpha Centauri. E stava per raggiungere la destinazione.
Ma cominciava a morire…
