Bisognava riconoscere che il Betano era ottimista oppure ottuso ad oltranza… oppure, aggiunse onestamente Miles, animato da sentimenti genuini. Sapeva che se si fosse girato avrebbe sorpreso negli occhi dell'ermafrodita un'espressione di solitudine a cui non era mai concesso di affiorare sulle labbra, ed evitò di voltarsi.

Del resto, rifletté con una certa contrizione, come poteva giudicare proprio lui, il cui corpo era fonte di ben poche gioie? Come poteva Bel… eretto, sano e di altezza normale anche se con un apparato genitale insolito… trovare qualcosa di attraente in un individuo basso, con le gambe sintetiche e un po' pazzo come lui? Abbassò quindi lo sguardo sull'uniforme bianca e grigia che aveva indosso, l'uniforme che si era conquistato.

Se non puoi essere alto due metri cerca di essere due volte furbo, era il suo motto, ma finora la ragione non era riuscita a fornirgli una soluzione al problema costituito da Thorne.

– Hai mai pensato di tornare sulla Colonia Beta per cercare un compagno della tua razza? – gli chiese, in tono serio.

– Troppo noiosi – replicò Thorne, scrollando le spalle. – È per questo che me ne sono andato. Tutto è così sicuro, così ristretto…

– Bada, è un posto perfetto per allevare i bambini – commentò Miles, con le labbra increspate da un sorriso.

– Sembri un Betano quasi perfetto, sai? – sorrise a sua volta Thorne. – Quasi. Hai l'accento, conosci le nostre battute…

– In cosa ho ancora dei difetti? – chiese Miles, irrigidendosi appena.

– Nei riflessi – spiegò Thorne, sfiorandogli una guancia con un gesto che gli strappò un piccolo sussulto.

– Ah.

– Non ti tradirò.

– Lo so.

– Però potrei limare quegli ultimi particolari… – suggerì Thorne, protendendosi ancora in avanti.



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