Più fortunato da un punto di vista metabolico Thorne continuò invece a tenere in mano il bicchiere.

In quel momento una musica davvero straordinaria cominciò a scaturire da un punto imprecisato. Si trattava di un vasto assortimento di ricche e complesse armonie e Miles non riuscì ad identificare lo strumento… anzi, gli strumenti che la producevano. Lui e Thorne si scambiarono un'occhiata e di comune accordo si spostarono nella direzione da cui proveniva il suono, aggirando una scala a spirale fino a trovare, sullo sfondo della panoplia formata dalla stazione, dal pianeta e dalle stelle, il celato musicista. Nel guardarlo Miles sgranò involontariamente gli occhi, pensando che questa volta i chirurghi della Casa Ryoval si erano spinti davvero troppo oltre.

Piccole scintille colorate e decorative definivano i contorni del campo sferico di una grande bolla al cui interno la gravità era nulla e nella quale fluttuava una donna, le cui quattro braccia color avorio spiccavano sullo sfondo degli abiti di seta verde mentre lei suonava. La donna indossava un'ampia giacca simile ad un kimono fermata in vita da una cintura e abbinata ad un paio di pantaloncini corti dai quali la seconda coppia di braccia emergeva là dove ci sarebbero dovute essere le gambe; i capelli erano corti, morbidi e neri come l'ebano, gli occhi erano chiusi e il volto roseo aveva la stessa serenità di quello di un angelo, elevata, remota e terrificante.

Lo strano strumento che la donna suonava era fisso nell'aria davanti a lei, una piatta e lucida struttura di legno in cui era inserito in alto e in basso uno stupefacente assortimento di fili tesi e lucenti, con la cassa acustica nel centro; la donna colpiva quei cavi con martelletti rivestiti di feltro che muoveva con rapidità incredibile su entrambi i lati, le mani superiori che agivano in contrappunto rispetto a quelle inferiori fino a produrre una cascata di musica.



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