– Buon Dio, è una quaddie – esclamò Thorne.

– Una cosa?

– Una quaddie, ed è molto lontana da casa.

– Non… non è un prodotto locale?

– Assolutamente no.

– Penso di esserne sollevato. Allora da dove diavolo viene?

– Circa duecento anni fa… più o meno nell'epoca in cui sono stati inventati gli ermafroditi – spiegò Thorne, mentre sul volto gli affiorava per un istante un'espressione stranamente asciutta, – c'è stata quest'ondata di esperimenti genetici sugli umani, condotta sulla scia dello sviluppo del pratico replicatore uterino. Subito dopo è stata varata in tutta fretta una legge che poneva delle restrizioni, ma nel frattempo qualcuno aveva già pensato a creare una razza di individui che potessero vivere in assenza di gravità… poi si è scoperto come produrre la gravità artificiale e i quaddie non hanno più avuto ragione di esistere. Di conseguenza sono fuggiti… e i loro discendenti sono andati a finire in un luogo sperduto, molto al di là della Terra rispetto a noi del Nesso. Corre voce che si tengano molto isolati ed è davvero insolito vederne uno al di qua della Terra. Ora però ascoltiamo – concluse, perdendosi nella musica con le labbra socchiuse.

Insolito quanto trovare un ermafrodita betano in una flotta mercenaria, pensò Miles, ma la musica della donna meritava veramente un'attenzione assoluta, anche se ben pochi in quell'accolita di paranoici sembravano rendersene conto, il che era una vergogna. Miles non era un musicista ma perfino lui poteva avvertire l'intensità della passione di quell'esecuzione che andava al di là del talento e sfiorava la genialità, quella di un genio evanescente che intesseva i suoi suoni di tempo e, come il tempo, li faceva recedere al di fuori della vana stretta dell'ascoltatore fino ad affidarli soltanto alla memoria.



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