
Il fluire della musica cedette il posto ad un'eco tormentosa e poi al silenzio, ed allora la musicista aprì gli occhi azzurri mentre il suo viso perdeva la propria espressione eterea e tornava ad essere semplicemente umano, teso e triste.
– Ah – sussurrò Thorne, infilandosi il bicchiere vuoto sotto il braccio e sollevando le mani come per applaudire… ma all'ultimo momento si fermò, esitando a dare nell'occhio in quella camera piena di gente indifferente.
Miles, dal canto suo, era deciso a non farsi notare.
– Forse le puoi parlare – suggerì, come alternativa.
– Tu credi? – chiese Thorne, illuminandosi in viso, poi si mosse in avanti con un certo imbarazzo, chinandosi per posare il bicchiere sul pavimento in modo da poter sollevare e appoggiare le mani alla bolla scintillante – Uh… – cominciò, esibendo un sorriso al tempo stesso affascinato e propiziatorio, ma la voce gli si spense in gola.
Buon Dio, Bel a corto di parole? Non pensavo che avrei mai visto una cosa del genere, pensò Miles.
– Domandale come chiama quello strumento che suona – suggerì ad alta voce, per aiutare il compagno.
La donna a quattro braccia piegò il capo da un lato con espressione incuriosita e fluttuò con grazia oltre lo strumento per librarsi cortesemente davanti a Thorne, dall'altro lato della barriera lucente.
– Sì? – fece.
– Come chiami quello straordinario strumento? – domandò Thorne.
– È un salterio doppio a martelletto, signora… signore… – Nel timore di aver arrecato un'offesa, la donna perse per un momento il suo tono di un servitore che si rivolgeva ad un ospite. – Ufficiale.
– Sono il Capitano Bel Thorne – le venne subito in aiuto Bel, che stava cominciando a ritrovare il consueto disinvolto equilibrio, – al comando dell'incrociatore veloce dendarii Ariel, al tuo servizio. Come hai fatto ad arrivare fin qui?
