– Le cose sono arrivate a questo punto? – esclamò Miles, stupefatto.

– Non ancora, ed ho la ferma intenzione di bloccare la manovra prima che riesca a decollare, ma per farlo mi servono maggiori dettagli. Quindi, per non procedere alla cieca, come a volte mi è capitato nelle tue imprese più intricate… anche se tu lo hai dimenticato, io ricordo ancora di quando ho trascorso un mese nella mia prigione a causa tua… – Illyan lasciò la frase in sospeso con un'espressione rovente nello sguardo.

– Ma allora si è trattato di un complotto contro mio padre – protestò Miles.

– E adesso sta succedendo la stessa cosa, se non ho sbagliato nell'interpretare i segnali che mi sono giunti. Il loro uomo nella Contabilità è però il Conte Vorvolk, un individuo dalla fedeltà deprimente che per di più gode del favore personale dell'imperatore. Vorvolk è intoccabile ma manipolabile, temo, ed è stato messo in movimento. Gli hanno fatto credere di dover svolgere un ruolo da cane da guardia e quanto più lo faremo girare a vuoto tanto più diventerà tenace: sia che si sbagli o meno, sarà necessario manovrarlo con la massima cautela.

– Che si sbagli o meno…? – sussurrò Miles, e di colpo comprese fino in fondo perché Illyan avesse scelto proprio quel momento per venirlo a trovare. No, non si era proprio trattato di ansia per un subordinato rimasto ferito: l'intento di Illyan era stato quello di interrogarlo subito dopo l'operazione, quando lui era ancora debole, stordito dai medicinali, forse confuso… – Perché non si limita a sottopormi al penta-rapido e a farla finita? – ringhiò.

– Perché sono stato informato della tua sfortunata idiosincrasia per il siero della verità – spiegò Illyan, senza scomporsi.

– Potrebbe provare a torcermi un braccio – ribatté Miles, sentendosi in bocca il sapore della bile.

– Ci ho pensato – ammise Illyan, con espressione cupa e in tono secco, – ma poi ho deciso di lasciare che fossero i medici a farlo al mio posto.



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