
— Vi prego! Non dovete credere che noi…
— Avete idea di quel che può venirvi a costare quell’aggeggio?
— Ditemi una cifra.
Furente, Terry disse una somma esorbitante. Non poteva tollerare l’idea di esser stato preso in giro a quel modo. Lei aprì la borsa e ne tolse un fascio di banconote. Posò i biglietti sul banco.
— Vi lascio la pala — disse, — il nostro battello è l’“Esperance”. Lo troverete sul molo…
Nominò l’ancoraggio: il club nautico più elegante di Manila.
— Una lancia vi porterà a bordo, appena sarete pronto per partire. Meglio se potrete salpare domani e meglio ancora se verrete a bordo oggi stesso. Con un cenno amichevole la ragazza aprì la porta, il campanello tintinnò e lei uscì. Terry sbatté gli occhi. Poi imprecò e buttò all’aria il mazzo di biglietti. Due finirono a terra e lui perse tempo a raccattarli. Lisci con il denaro in mano.
Vide chiudersi lo sportello di un tassi dieci metri più in là. E immediatamente l’auto partì di gran carriera. I tassisti di Manila appartengono tutti a una categoria ben definita: si dice che siano dei pazzi evasi dal manicomio, con tendenze omicide. Il tassi filò a rotta di collo lungo la Calle Enero e svoltò l’angolo.
Terry rientrò in negozio, imprecando. Poi diede un’occhiata al denaro. Esattamente il prezzo enorme che aveva chiesto per un apparato di pesca elettronico, compreso un trasmettitore subacqueo.
— Accidenti! — disse, rabbiosamente.
Lo soffocava quel tipo particolare di indignazione che certi uomini provano quando, trovandosi di fronte a difficoltà che per orgoglio si sentono tenuti a risolvere da soli, qualcuno si offre di aiutarli. E tanto cresce l’indignazione quanto diminuisce la speranza di poter fare tutto da sé.
Quel che soprattutto irritava Terry era che lui non avrebbe dovuto trovarsi in una simile situazione.
