Ma Weena si trattenne: conosceva quell’odore. Era quello dei frammenti di cibo che erano stati portati a volte nelle caverne, strappati con furtiva astuzia alle piattaforme assassine dei giganti. Era forse anche quella una piattaforma assassina? Si lambiccò il cervello per ricordare le scarse descrizioni fatte dai maschi, di quei congegni, e decise che quella, in fin dei conti, doveva essere la Caverna-del-Cibo. Lasciò Shrick e la lancia di Sterret, e si avvicinò a uno dei globi.

Dapprima cercò di tirarlo fuori dal suo scomparto, ma parve che qualcosa lo bloccasse. Ma non importava. Schiacciando la sua faccia contro la superficie del globo, affondò i denti nella sua pelle sottile. Sotto la pelle c’erano carne e sangue… — un succo leggero, dolce, con una lieve punta d’acido. Skreer una volta le aveva promesso una porzione di quel cibo, ma quella promessa non era mai stata mantenuta. Adesso Weena aveva un’intera caverna di quel cibo tutta per lei.

Dopo essersene ingozzata, tornò indietro per prendere Shrick che adesso si lamentava facendo un gran baccano. Aveva giocato con la lancia e aveva finito per tagliarsi con la punta acuminata. Ma fu la lancia che Weena afferrò, per difendere se stessa e suo figlio, poiché una voce disse all’improvviso, comprensibile ma dallo strano accento: «Chi sei? Cosa fai nel nostro paese?».

Era uno del Popolo, un maschio. Era disarmato, altrimenti, ne fu convinta, non avrebbe fatto domande. Ma anche così, Weena seppe che il minimo rilassarsi dell’attenzione, da parte sua, l’avrebbe costretta ad affrontare un selvaggio attacco a suon di denti. Strinse più saldamente la lancia, e la girò in modo che la punta fosse rivolta contro lo sconosciuto.

«Sono Weena», dichiarò, «della tribù di Sterret».

«Della tribù di Sterret? Ma la tribù di Sessa domina le strade fra i nostri paesi».



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