«Io sono venuta dall’Interno. E tu chi sei?».

«Tekka. Sono del popolo di Skarro. Tu devi essere una spia».

«E avrei portato con me mio figlio?»

Tekka fissò con attenzione Shrick.

«Capisco», disse infine. «Un Diverso. Ma come hai fatto ad attraversare il paese di Sessa?»

«Non l’ho attraversato. Sono venuta fin qui dall’Interno».

Era ovvio che Tekka si rifiutava di credere alla sua storia.

«Devi venire con me da Skarro», replicò. «Giudicherà lui».

«E se io venissi?»

«Per il Diverso, la morte. Per te, non so. Abbiamo già fin troppe femmine nella nostra tribù».

«Questo vuol dire che non verrò». Agitò minacciosa la lancia.

Non avrebbe mai sfidato un maschio della propria tribù in quel modo — ma questo Tekka non era del suo popolo. E le avevano insegnato fin da piccola che perfino una femmina della tribù di Sterret era superiore a un maschio — anche se era un capo — di una qualsiasi comunità aliena.

«I giganti ti troveranno, qui». La voce di Tekka mostrava uno ostentato disinteresse. Poi, in un tono diverso: «Bella quella lancia».

«Sì. Apparteneva a Sterret. Con questa ho ferito il mio compagno. Forse è morto».

Il maschio la guardò con nuovo rispetto. Se la sua storia era vera… quella era una femmina da maneggiarsi con tutte le precauzioni. Inoltre…

«Me la daresti?».

«Sì… così». Weena fece il gesto di vibrare la lancia, con una risata cattiva. Non vi fu equivoco possibile, su ciò che intendeva.

«Non in questo modo», si affrettò ad aggiungere Tekka. «Senti, non molto tempo fa, nella nostra tribù, molte madri, due intere mani di madri con figli Diversi, sfidarono il giudice dei Neonati. Fuggirono lungo una galleria e adesso vivono laggiù, vicino al Luogo-delle-Piccole-Luci. Skarro non ha ancora condotto contro di loro una spedizione di guerra. Ebbene… non so, c’è sempre un gigante in quel posto. Può darsi che Skarro tema che un combattimento così vicino alla Barriera avverta i giganti della nostra presenza…».



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