Morbide, quasi carezzevoli, quelle odiose mani scivolavano sopra il suo corpo con disgustosa intimità.

Poi… «È una Diversa».

Si permise un barlume di speranza.

«E il bambino?».

«Due-Code ha un neonato. Può nutrirlo».

E quando una lama affilata trovò la sua gola, Weena ebbe il tempo di rimpiangere amaramente d’esser venuta via dal suo mondo familiare e confortevole. Non tanto per la perdita della sua vita — che comunque aveva già sacrificato quando aveva osato sfidare Sterret — quanto perché si rendeva conto che Shrick, invece d’incontrare una morte pulita per mano della sua gente, avrebbe passato la sua vita fra quelle immonde mostruosità.

Poi vi fu un acuto dolore e una sensazione di totale impotenza, mentre la marea della sua vita rifluiva rapida e l’oscurità, che Weena aveva tanto amato, si chiudeva su di lei per sempre.


Senza-Pelo, che, alla sua nascita, era stato chiamato Shrick, giocherellava nervoso al suo posto di guardia a metà strada di quella che al suo Popolo era nota come Galleria Skarro. Era tempo, ormai, che Lungo-Naso venisse a dargli il cambio. Erano passati molti battiti di cuore da quando aveva sentito i rumori sull’altro lato della Barriera, i quali dicevano che il gigante nel Luogo-delle-Piccole-Luci era stato sostituito da un altro della sua razza. Ciò che i giganti facevano là dentro era un mistero — ma il Nuovo Popolo era giunto a riconoscere una strana regolarità nelle azioni di quegli esseri mostruosi e a regolare su di esse i propri tempi.



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