Senza-Pelo strinse ancora più forte la lancia — era fatta del materiale della Barriera, rozzamente appuntita a un’estremità — quando percepì l’avvicinarsi di qualcuno lungo la galleria che proveniva dalla direzione del paese di Tekka. Poteva essere un Diverso che portava un bambino che sarebbe diventato uno del Nuovo Popolo… o poteva essere un attacco. Ma, chissà perché, le confuse impressioni ricevute dalla sua mente non confermavano nessuna di queste supposizioni.

Senza-Pelo si appiatti contro la parete della galleria, il suo corpo affondò dentro il materiale spugnoso. Adesso riusciva a scorgere vagamente l’intruso — una forma solitaria che volteggiava furtiva tra le ombre. Il suo senso dell’olfatto gli disse che si trattava d’una femmina. Eppure era certo che non aveva nessun piccolo con lei. Il suo corpo divenne teso, pronto ad attaccare non appena l’estranea avesse superato il suo nascondiglio.

Cosa stupefacente, la femmina si arrestò.

«Vengo in pace», disse. «Sono una di voi. Sono…» e qui la sua voce fece una breve pausa, «… una del Nuovo Popolo».

Shrick non diede nessuna risposta, non tradì nessun movimento. Sapeva che era possibile, anche se il fatto era assai raro, che quella femmina possedesse una vista anormalmente acuta. Era assai più probabile che avesse percepito il suo odore. Ma, in ogni caso, come faceva a conoscere il nome col quale la gente del Nuovo Popolo definiva se stessa? Per il mondo esterno essi erano i Diversi — e se l’estranea si fosse proclamata tale, si sarebbe rivelata per un’aliena e la sua vita sarebbe stata subito condannata.

«Tu non puoi sapere», disse ancora la voce della femmina, «come mai ho chiamato me stessa col nome giusto. Nella mia tribù vengo chiamata una Diversa…».

«Allora, come mai», la voce di Senza-Pelo suonò trionfante, «ti hanno permesso di vivere?»

«Vieni da me! No, lascia la tua lancia. Adesso, vieni!».

Senza-Pelo piantò la sua arma nella morbida parete della galleria.



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