
Eppure… Senza-Pelo si trovò a paragonarla alle femmine della sua tribù, e con grande svantaggio per queste ultime. L’emozione, più che la ragione, gli disse che l’odio suscitato dalla vista d’un corpo normale era provocato da un radicato senso d’inferiorità, più che da qualunque altra cosa. E lui voleva quella straniera.
«No», lei disse, misurando le parole, «non è il mio corpo che è differente. È la mia testa. Non conoscevo me stessa fino a poco tempo fa, all’incirca due mani di nutrimento. Ma adesso posso dire ciò che passa dentro alla tua testa, o nella testa di chiunque del Popolo…».
«Ma», chiese lui, «come hanno potuto…».
«Ero matura per l’accoppiamento. Fui accoppiata a Trillo, il figlio di Tekka, il capo. E nella nostra caverna dissi a Trillo cose che soltanto lui poteva conoscere. Avevo pensato che ciò potesse fargli piacere, credevo che gli sarebbe piaciuto avere una compagna con poteri magici che lui avrebbe potuto usare nel migliore dei modi. Col mio aiuto, avrebbe potuto farsi eleggere capo. Ma s’infuriò — anzi, si spaventò moltissimo. Corse da Tekka, che subito mi giudicò una Diversa. Si preparavano ad uccidermi, ma sono riuscita a fuggire. Essi non hanno osato inseguirmi così lontano in questo paese…».
«Allora… tu mi vuoi?»
Era un’affermazione, più che una domanda.
«Sì…» fece lui, confuso. «Ma…»
«Senza-Coda? Morirà. Se lotterò con lei e vincerò, sarò la tua compagna».
Per un breve attimo, Senza-Pelo pensò, con una punta di rincrescimento, alla sua femmina. Era stata leale, paziente. Ma subito capì che, con quella straniera per nuova compagna, non c’erano limiti alla carriera che avrebbe potuto fare nella tribù. Non che lui fosse più intelligente o furbo di Trillo, ma, come membro del Nuovo Popolo, giudicava l’anormalità come qualcosa di perfettamente normale.
