«Allora, mi prenderai con te?» Ancora una volta, non fu affatto una domanda. Poi: «Il mio nome è Wesel».


L’arrivo di Senza-Pelo con Wesel a rimorchio nel Luogo-d’Incontro non avrebbe potuto capitare nel momento più adatto. C’era un processo in corso, contro un giovane maschio di nome Grosse-Orecchie che era stato colto in flagrante nell’atto di rubare un prezioso pezzo di metallo nella caverna di un Quattro-Braccia. Lungo-Naso, che avrebbe dovuto dare il cambio a Senza-Pelo, aveva trovato assai più avvincente lo spettacolo di un processo (con la prospettiva del festino che ne sarebbe seguito) che dare il cambio a una solitaria sentinella.

Fu lui che si accorse per primo dei nuovi venuti.

«Oh, Zanna-Grossa!» gridò. «Senza-Pelo ha abbandonato il suo posto!»

Ma il capo era disposto alla clemenza.

«Ha un prigioniero», dichiarò. «Una Diversa. Sarà un grande banchetto!»

«Ha paura di te», sibilò Wesel. «Sfidalo!»

«Non è una prigioniera». La voce di Senza-Pelo suonò arrogante. «È la mia nuova compagna. E tu, Lungo-Naso, vai subito alla galleria».

«Vai, Lungo-Naso. Il mio paese non deve restare incustodito. Senza-Pelo, consegna la femmina straniera alle guardie cosicché sia macellata».

Senza-Pelo sentì la propria fermezza vacillare sotto lo sguardo severo del capo. Quando due dei bravacci di Zanna Grossa si avvicinarono, allentò la stretta sul braccio di Wesel. Lei si girò verso di lui, implorante, lo sguardo colmo di disperazione.

«No, no. Ha paura di te, ti dico. Non cedergli. Insieme, potremo…»



17 из 64