
Per colmo d’ironia, fu proprio l’intervento di Senza-Coda a capovolgere la situazione. Senza-Coda affrontò il suo compagno col disprezzo chiaramente scritto sulla sua faccia sgraziata. La sua lingua bisbetica, temuta da tutto il Nuovo Popolo e perfino dal capo, entrò fulmineamente in azione.
«Così», esclamò, «mi preferisci questa sciocca femmina Diversa. Su, consegnacela, cosicché possiamo finalmente riempire le nostre pance. In quanto a te, bello mio, la pagherai per questo insulto!»
Senza-Pelo considerò la forma storta e sgraziata di Senza-Coda, e poi quella snella e agile di Wesel. Quasi senza volerlo, dichiarò: «Wesel è la mia compagna… È una del Nuovo Popolo!»
A Zanna-Grossa mancava un vocabolario adeguato per riversare tutto il suo disprezzo su quell’insolente ribelle. Lottò per cercare le parole più forti e sferzanti, ma non ne trovò nessuna adeguata a quella situazione. I suoi piccoli occhi luccicarono rossastri, e le sue orrende zanne si snudarono in un ringhio crudele.
«Adesso!» lo sollecitò la straniera. «La sua testa è confusa. Agirà troppo precipitosamente. Il suo vivo desiderio di sbranarti e farti a pezzi oscurerà il suo giudizio. Attacca!»
Senza-Pelo balzò all’attacco con freddezza, sapendo che, se avesse tenuto la testa sgombra, senza farsi travolgere dall’emozione, avrebbe senz’altro vinto. Sollevò la lancia per arginare il primo assalto del capo infuriato. Zanna-Grossa vide appena in tempo la rozza punta e, usando la coda come un timone, guizzò di lato. Non fu abbastanza rapido, anche se la sua azione lo salvò da una morte immediata: la lancia lo colse alla spalla e si ruppe, lasciando la punta dentro la ferita. Pazzo di rabbia e di dolore, il capo si era trasformato, adesso, in un nemico, talmente pericoloso ma — allo stesso tempo — carne facile per un avversario che avesse saputo conservare il controllo di sé.
All’inizio, Senza-Pelo fu appunto un avversario di questo tipo.
